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L’Abruzzo e la sua cultura gastronomica tra mare e terra

L’Abruzzo si stende per metà sul mare, ma è anche sede delle più alte montagne dell’Appennino, il Gran Sasso e la Maiella che superano i 3000 metri. Quindi questa regione presenta una cultura – e una gastronomia – che fanno riferimento ai due universi. Sul mare, a Pescara, la città di D’Annunzio che pur pensava ai “suoi pastori”, troviamo l’ennesima variante del brodetto, la zuppa di pesce nell’Adriatico, quella vera, ovviamente, come dicono e pensano i pescaresi. Se non che a Vasto ce n’è un’altra, autentica anche questa.

L’unica è provarle tutte e decidere senza paura. Ma l’Adriatico è pescoso e i suoi fondali bassi rendono il pesce sempre gustoso e ricco di sapori, e quindi via con tutti i tipi di pesce, da quelli pregiati a quelli più poveri, e a tutte le cotture. E giù con gli ottimi vini bianchi, a partire dal tradizionale Trebbiano per finire con le riscoperte Passerina e Pecorino. Se ci spingiamo all’interno, cambia tutto: è l’agnello il vero rappresentante della cultura alimentare dell’entroterra, ricordando che questa è la terra della transumanza, e cioè del passaggio delle greggi dai pascoli di montagna alla pianura e viceversa. E il piatto più tipico che si cucina con l’agnello in Abruzzo è costituito dagli arrosticini di pecora, spiedini che si cucinano alla brace e che si consumano uno dopo l’altro, perché è difficile fermarsi.  I primi piatti sono caratterizzati, come in tutto l’Appennino meridionale, dalle paste fatte in casa con acqua e farina; qui la specialità è la pasta alla chitarra, che in realtà è uno strumento con una serie di fili di ferro allineati così da ricordare le corde di una chitarra, su cui si fa passare la sfoglia di pasta per ricavarne delle sottili fettuccine.

Se il Trebbiano è il vino bianco per eccellenza, sulla carne dobbiamo andare al Montepulciano d’Abruzzo, da non confondere con l’omonimo vino (detto “nobile”) che si fa in Toscana.

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