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Alzheimer, un farmaco che viene estratto da un’alga potrebbe essere d’aiuto

Un nuovo farmaco che viene realizzato a partire da un estratto di alga bruna e potrebbe essere fondamentale per la riduzione dei sintomi nei casi non gravi di Alzheimer. La notizia arriva dalla Cina e potrebbe rappresentare sul serio una prima speranza per quanti soffrono in prima persona, oppure hanno in famiglia delle persone colpite da tale patologia.

Con il passare del tempo anche l’evoluzione tecnologica si è dimostrata estremamente utile nella cura di svariate malattie, ma non solo. Infatti, anche in un settore particolare come quello della ristrutturazione di una casa, lo smartphone può essere decisamente comodo per trovare in men che non si dica tutti i pavimento laminato prezzi.

Autorizzato alla commercializzazione in Cina

Questo farmaco per l’Alzheimer si basa sulla possibilità di regolare la tipologia di colonie di batteri che si trovano all’interno dell’intestino. E la notizia positiva che è arrivata l’autorizzazione per poter essere lanciato sul mercato sul territorio cinese.

A smorzare ogni tipo di facile entusiasmo, però, si è schierato un nutrito gruppo di esperti, che ha messo in evidenza come affermare come questo sia il farmaco giusto per la cura contro l’Alzheimer sia eccessivo. Dire una cosa del genere è ovviamente prematura, visto che fino a questo momento si hanno a disposizione pochi dati e comunque limitati solamente a delle persone curate per breve tempo. Quindi, c’è anche la probabilità che, su un trattamento più lungo, lo stesso farmaco non sia sufficientemente efficace o possa comportare l’insorgere di vari effetti collaterali.

Al giorno d’oggi, l’Alzheimer è una malattia temibilissima, che va a colpire qualcosa come 48 milioni di persone su scala mondiale. Si tratta di cifre che continuano ad aumentare in maniera progressiva e parallela con l’invecchiamento della popolazione.

Questo nuovo farmaco che è stato commercializzato per la prima volta in Cina prende il nome di GV-971 ed è stato approvato da parte della National Medical Products Administration. Non provate nemmeno ad immaginare che sia stato lanciato sul mercato da un giorno all’altro, dal momento che si può considerare come l’ultimo step di un lavoro che è durato ben più di 22 anni di ricerca.

Lo studio cinese

L’ok alla commercializzazione del farmaco GV-971, tra le altre cose, è giunto dopo lo svolgimento di uno studio clinico di fase 3, che è stato portato a termine su 1199 pazienti. Un trattamento che è durato 36 settimane, i cui risultati hanno messo in evidenza come questo farmaco vada a indurre un miglioramento cognitivo estremamente solido e coerente. Insomma, ha un effetto positivo nei pazienti che soffrono di un Alzheimer lieve oppure moderato.

Lo stesso team di ricercatori cinesi ha voluto approfondire il sistema che sta alla base di tale azione positiva. Facendo leva sull’impiego di modelli animali, si è compreso come, nel corso dell’avanzamento della malattia, alterando la composizione microbiota intestinale si può favorire l’accumulo periferico di fenilalanina e isoeucina, garantendo un’adeguata stimolazione pure della diffusione delle cellule proinfiammatorie Th1. Queste ultime, finendo nel cervello, favoriscono la neuroinfiammazione legata al morbo di Alzheimer.

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